Middle England

Brixit? Da dove viene Brixit? Non lo so. Pensavo si dicesse così. Che importa, non succederà quindi non ci serve definirla

Si potrebbe dire che Middle England sia il perfetto romanzo per uomini della Middle class, nella Middle Age, animato da personaggi borghesi di mezz’età nell’Inghiterra delle Midlands, legati con un filo sottile non tanto ad una storia centrale vivace e trainate, quanto alle vicende sociali politiche che dal 2010 al 2018 agitano la Gran Bretagna fino alla Brexit. Brixit, invero. Brixit? Da dove viene Brixit? Non lo so. Pensavo si dicesse così. Che importa, non succederà quindi non ci serve definirla. Un romanzo umoristico, a tratti indignato, dolente e moralizzatore, in cui le vicende personali e interiori del circolo Trotter, fanno da eco alla generale crisi di identità del popolo inglese. Per ritrovare un po’ di stile britannico, suggerisco cheese and onion crisps con un classico francese come lo Chateauneuf-du-Pape. La resistente grenache noir, darà sostegno alla lettura, mentre la syrah e un tocco di mourvèdre, aggiungeranno colore e speziatura. Insomma, un assemblage perfetto per un romanzo in cui homeland, humor e moralism cercano di essere più british che mai.

Sinossi

Coe non aveva, si dice, pensato ad una trilogia, ma tant’è. La banda dei Brocchi ci presenta per la prima volta, Ben, Lois, Paul (e i loro genitori, Colin e Sheila) Doug, Cicley, e ne racconta gli anni della adolescenza nel prestigioso liceo privato King William di Birmingham, introno agli anni ’70. E con grande maestria cuce le storie della banda, sulla trama delle vicende britanniche dell’epoca, dagli attentati dell’IRA, alle dure lotte sindacali alle manovre laburiste che hanno preceduto l’ascesa della Thatcher. L’affresco sulla cultura anglosassone si completa con Circolo Chiuso, con i protagonisti ormai nostalgicamente adulti.
I due libri, devono essere necessariamente letti nella giusta sequenza per poter godere appieno della abilità di Coe nel costruire ordinari mondi possibili, nei quali il lettore si riconosce e si perde, dimenticando la realtà fino a quando questa non ritorna, prepotente, nel racconto, spesso critico, delle vicende politiche ed economiche del tempo.

Io, ovviamente, sono partita dall’ultimo, da Middle England, appunto, applicando, su ampia scala, da lettrice, quella che è la prolessi se usata dal narratore. O cosi qualcuno mi ha consigliato di fare.

La carriera letteraria di Benjamin, l’amore maturo con Jennifer nato un po’ a forza dalle ceneri sempre accese della storia con Cicely, il fallimento dei matrimoni della sorella Lois e dell’ amico Doug, la vita sentimentale e professionale della nipote di Benjamin, Sophie, e del suo amico Shoan, la misera storia di Charlie, sono solo alcune delle vicende personali condizionate da quel voto che, diciamolo, è stato vissuto e ha continuato a essere vissuto come una questione di identità personale.
La madre dei fratelli Trotter è morta, il padre, malinconica memoria dei tempi in cui la fabbrica di Longbridge scandiva la vita degli abitanti di Birmingham, si avvia, taciturno ed imbronciato verso la demenza senile.
Benjamin vive, da solo, nel vecchio mulino sulla riva del fiume Severn, trascorrendo placidamente il tempo nella scrittura e riscrittura dell’opera omnia sul suo amore per Cicely che troverà, alla fine, l’onore della pubblicazione e di un moderato successo.
Lois è ancora fortemente traumatizzata dagli eventi del 1974, quando una bomba esplose uccidendo il suo fidanzato, e troverà infine serenità, in quel secondo mulino, sulle rive della Sorgue.
La figlia di Lois, Sophie, è al centro del romanzo quasi quanto Ben ed è attorno a lei che si rivela il tema principale del romanzo: le divisioni tra i britannici di diversa provenienza, geografica, sociale, economica. Divisioni così silenziosamente radicate nell’animo dei più quieti personaggi e che esplodono con il referendum.
Il crescente sentimento di orgoglio britannico si manifesta con grande sorpresa di tutti durante la gloriosa cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2012, e culmina in uno slancio patriottico di proporzioni orgasmiche con la regina, la regina di quel cazzo di Inghilterra, che sale sull’elicotero insieme a James Bond. O almeno così la vive Ian, marito di Sophie, perfetto esempio di quell’Inghilterra profonda che Sopihe e il suo amico Sohan, gay e figlio di genitori cingalesi riconoscono nello Shire, nei villaggi verdi, nei tetti di paglia dei pub, nelle cabine rosse, nelle domeniche sul campo si golf.
Ian che vota per uscire dall’ Europa, che soffre le scelte politicamente corrette di una nazione che sembra favorire le minoranze etniche, assengnado alla sua collega Naheed quella promozione che sarebbe spettata a lui, uomo, bianco, inglese. Ian, che a Sophie all’improvviso sembra cosi mediocre, mentre lui è sempre più esasperato da lei, e da quella sua superiorità morale che non manca mai di sottolienare. Sophhie e Ian che lasciano che il loro matrimonio naufraghi a causa della divergenza di opinioni sul futuro della Gran Bretagna, tra le accuse di antagonismo e competizione dell’una, e il biasimo di ingenuità e intransigenza dell’altro.

L’inatteso e sorprendente epilogo del referendum sulla Brexit, o meglio Brixit, come la chiamano i Labouristi in parlamento, è il vero protagonista del romanzo, e la controversa genesi ed evoluzione della proposta, viene ampliamente descritta, non senza un certo sarcasmo, nei dialoghi tra Doug, giornalista di ala sinistra, amico fraterno di Ben, e Nigel, viceassistente del direttore delle comunicazioni del primo ministro David Cameron, con il quale si incontra, con semiregolarità al cafe della stazione di Temple. Aver promosso questo referndum, è un grosso rischio, ammette Nigel, è come giocare a dadi il futuro del paese. Ma Camerun, che lo ha promesso ma che in realtà non ha alcuna intenzione di uscire dall’Europa, non è troppo preocupato dall’esito, perchè alla fine non sucederà niente, perchè non esiste che l’uscita ottenga una stragrande maggioranza. Tutti i sondaggi lo dicono. Non li leggi i sondaggi Doug? È per questo che quando Ben confessa a Doug di non avere ispirazione per il suo prossimo libro, l’amico gli suggerisce di scrivere di qualcosa di importante di cui lui è stato testimone, di quel gruppo di giovani conservatori che ai tempi del college, quando non giocavano ad incazzarsi e a devastare ristoranti, facevano finta di dirigere il paese nella sala dibattiti della Oxford Union e ora, qualche anno dopo, questi coglioni si conoscono tutti e governano il paese e continuano a sgomitare per il potere e a bisticciare. Ma Ben, di Cameron, Gove, Hunt, Osborne e Johnson non scriverà. Non scriverà mai più.

Lascerà che sia Charlie, l’amico ritrovato, a raccontare la sua vita da clown, a raccontare del suo amore non corrisposto per Yasmin , dell’odio e la cattiveria di Duncan Spaccatutto e della difficoltà di crescere, nell’indigenza e nel pregiudizio una figliastra musulmana che adora. Che lo farà con parole struggenti e profonde.

Non scriverà un secondo romanzo ma la, sulla terrazza di quel mulino, col brusio del fiume in sottofondo, accoglierà gli amici e riprenderà quella vita indolente, per caso interrotta da quell’attimo di celebrità.


Autore: Jonathan Coe
Editore: Feltrinelli
Anno: 2018

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Copertina rigida: 16,15€
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